Stato cooperazione allo sviluppo

 

Strumenti della Cooperazione dello Sviluppo per l’Agenda 2030

L’adozione nel 2015 dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile ha imposto nuove sfide anche alla cooperazione internazionale. Per tenere il passo con il nuovo consensus sullo sviluppo, i sistemi di cooperazione sono stati chiamati a innovare profondamente il proprio modo di operare; le sfide principali possono essere sintetizzate in due elementi: maggiori ambizioni e, conseguentemente, necessità di maggiori risorse.

L’attualità dell’emergenza causata dalla pandemia del COVID-19 evidenzia la compresenza di nessi fra diverse aree di sviluppo, che è fattore centrale della narrazione dell’Agenda 2030: in particolare, il legame fra tutela della salute pubblica e una sana relazione fra Paesi ricchi e quelli impoveriti. Mai come in questo momento è chiaro quanto il destino dell’umanità sia interdipendente e quanto sia indispensabile rafforzare ogni forma di collaborazione e sostegno per combattere il comune avversario a qualunque latitudine. Mai come oggi, deve essere netta la consapevolezza del comune destino dei popoli e la percezione del bisogno di affrontare alla radice le cause della povertà per assicurare l’assistenza sanitaria e debellare il virus. In questo elemento si ritrova un preciso rinvio al nuovo consensus, ovvero il richiamo al partneriati globali per lo sviluppo. 

L’Agenda 2030 ha un orizzonte molto più ampio rispetto al sistema preso a riferimento sino al 2015, ovvero i Millenium Development Goals, scaturiti dalla Millennium Declaration adottata dalla Nazioni Unite nel 2000: otto obiettivi principalmente destinati a declinare il tradizionale rapporto tra Paesi donatori e beneficiari di cooperazione allo sviluppo. L’Agenda 2030 completa un salto di paradigma: la sostenibilità viene intesa nelle tre dimensioni integrate ambientale, sociale ed economica; è un sistema a valenza universale, ovvero tutti sono chiamati a realizzarla nei propri Paesi; molto più ambiziosa, introducendo diciassette Sustainable Development Goals, dei quali solamente uno, il diciassettesimo, è dedicato ai partenariati internazionali. Su queste basi, è più volte risuonata la necessità di impegni e investimenti ben più ricchi rispetto a quanto si potrebbe assicurare con l’aiuto pubblico allo sviluppo, esigenza spesso amplificata con il mantra billions to trillions.

L’Agenda 2030 ha ripreso e rilanciato alcuni temi già ben presenti nella discussione permanente sull’evoluzione dei sistemi di cooperazione. In particolare: l’uso catalitico dell’aiuto pubblico allo sviluppo, ovvero la possibilità di usare l’APS per attirare altre risorse specialmente dal settore privato; la necessità di valorizzare la finanza pubblica secondo la logica del best value for money; l’approccio multistakeholder, in una logica di riconoscimento del ruolo di diversi attori, inclusa una nuova legittimazione del peso del settore privato nella cooperazione.

Sempre in questo contesto può essere necessario fare riferimento a un possibile rischio di marginalizzazione dei temi della cooperazione allo sviluppo nel quadro dell’Agenda 2030, della quale è testimonianza, ad esempio, lo spostamento di altri quindici anni dei termini per il raggiungimento dell’obiettivo dello 0,7% della ricchezza nazionale da destinare in aiuti. Ma non solo, infatti, secondo il nuovo consensus è prioritaria la realizzazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile: i tradizionali Paesi donatori potrebbero essere tentati di considerare risolti i loro impegni verso l’Agenda attraverso buone politiche domestiche, assumendo la dimensione internazionale conseguentemente già risolta con riferimento alle nozioni di interlinkage e coerenza delle politiche.

La discussione nel contesto degli Stati generali dovrà facilitare uno scambio a partire dal riconoscimento e la condivisone di competenze ed esperienze per approfondire il quadro appena delineato. In particolare, il quesito principale al quale poter fare riferimento potrebbe essere così riassunto: gli strumenti della cooperazione internazionali sono adeguati al raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030? Anche altre domande potranno accompagnae la nostra discussione: le attività di cooperazione sono allineate agli SDGs? In che modo assicurare che il richiamo al principio dell’impegno comune per l’Agenda 2030 non faccia dimenticare le responsabilità dei diversi attori? Come conciliare il necessario coinvolgimento del settore privato con la conferma dei doveri dei Governi in tema di cooperazione allo sviluppo? 

Dovremo calare queste discussioni nel contesto italiano, in particolare delle norme che regolano il settore. Nella Legge 125 in realtà si ritrovano alcuni elementi collegati all’Agenda 2030, pur essendo stata approvata un anno prima, nel 2014. Ad esempio, con ben sappiamo la L. 125 offre una visione ampia dei soggetti del sistema della cooperazione, attribuendo fra le altre cose anche un ruolo ben preciso ai soggetti con finalità di lucro. Ma non solo, altre innovazioni riguardano il ruolo della Cassa Depositi e Prestiti come nuovo braccio finanziario o lo sviluppo del documento di pianificazione triennale in stretto dialogo con il sistema degli SDGs e la strategia nazionale sviluppo sostenibile. Questa discussione si dovrà collegare a quella dedicata allo stato del sistema della cooperazione italiana e a quella sullo sviluppo dei partneriati. 

 

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